Carissimo elettore astensionista,
mi rivolgo a te. Vituperato e, quando va bene, paternalisticamente e pelosamente adulato come “colui che la sa lunga” (forse solo per puro esorcismo!) alla vigilia di ogni tornata elettorale.
Ti sei anche sentito dire che sei indifferente alle sorti del Paese, che sei insensibile ai valori della democrazia, che ben ti sta se ti verrai a trovare nei guai ad opera di un governo o di un’amministrazione che a tutto è votata meno che al tuo benessere e alla tua prosperità, e all’avvento della quale tu avresti, almeno indirettamente, contribuito. Io personalmente ti ho sempre compreso, anche se mai giustificato, ed ogni qualvolta mi reco al seggio penso a te come alla vittima prima e ultima di quel circo che sono diventate le elezioni nelle moderne società liberal-democratiche. Non voglio nemmeno dire che un voto valga l’altro: quello lo si può considerare sempre e soltanto a posteriori, alla prova dei fatti. Voglio dire che gli accadimenti futuri sono sempre nelle nostre consapevoli o inconsapevoli mani. E anche il tuo startene alla larga dal seggio ha (eccome!) un esito fattuale di non poco conto.
Detto ciò, aggiungo in coda alla premessa del mio appello che non ti propongo di votare per questo o quell’altro partito: TI PROPONGO DI VOTARE SCHEDA BIANCA. Mi chiederai: e che cosa cambia?
Ecco, se tu non voti consegni ad altri, senza alcuna contropartita, di scegliere in vece tua. Tu sei muto, sei inerme, sei passivo, per giunta nutri la speranza (vana) di indispettire chi non ti mai ha dato parte e parola. Ma quegli, in realtà, si compiace (e si avvantaggia) della tua passività.
Rifletti un attimo: astensione, voto ‘a perdere’, scheda bianca: a tuo giudizio quale dei tre comportamenti può essere interpretato più prossimo ad una condanna dell’attuale classe politica per la quale, suppongo, tu nutri rabbia e rancore? Hai tempo per considerare ciò che ti sto suggerendo. Già da ora dovresti pretendere a gran voce che i sondaggi che si pubblicano periodicamente debbano dare conto anche di coloro che esprimono la volontà di votare scheda bianca. Se non lo fanno (e, come sai, in genere, non lo fanno) un motivo ci sarà pure. L’astensione viene considerata, nel sentire diffuso, disinteresse, la scheda bianca un severo giudizio che, rilevato in anticipo, cambia in qualche modo persino la campagna elettorale.
Nessuno dei sondaggisti, inoltre, ci viene a ricordare che le forze politiche che beneficiano del 40% dei votanti, hanno appena il 20% degli aventi diritto al voto! E per soprannumero assistiamo, da parte di questa classe sottorappresentativa, al tentativo di approvare una legge elettorale che prevede una aggiuntiva clausola premiale totalmente e truffaldinamente distorsiva della volontà popolare.
E con quella miserrima percentuale reale costoro si arrogano perfino il diritto di cambiare, più o meno surrettiziamente, la Costituzione. Di prevedere l’imputazione di reato chi manifesta pacificamente nelle piazze, di decretare che i cittadini siano sottoposti a riconoscimento facciale, senza controllo giudiziale di legittimità, nei luoghi di frequentazione pubblica, di mettere il bavaglio alla stampa libera e alle magistrature che hanno funzioni di supervisione della spesa di denaro pubblico, e via con altre simili indecenze!
Ad una sola tua possibile obiezione non ho risposta: “come siamo arrivati a una situazione tale per cui, ai fini della difesa della democrazia, ha forse più valenza il voto scheda bianca che il voto ad un partito o movimento politico?”. Tant’è…
Comunque, dammi retta: renditi protagonista e non arrenderti (ancora)! Forse siamo giunti al tentativo estremo. Vale la pena provare.


