La scuola, apparentemente sempre uguale si è molto trasformata negli ultimi 20 anni; quali caratteristiche ha assunto?

La scuola della Costituzione

L’art 3 della Costituzione afferma l’uguaglianza tra i cittadini, affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono libertà e partecipazione.

In coerenza con l’art 3, due sono gli articoli sul diritto all’istruzione: l’art. 33 sancisce la libertà d’insegnamento, l’istituzione di scuole statali di ogni ordine e grado, il riconoscimento ai privati di aprire scuole senza oneri per lo stato; l’art 34 afferma: “la scuola è aperta a tutti”, obbligatoria e gratuita per almeno otto anni; i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi, la Repubblica rende effettivo questo diritto.

La scuola della Costituzione non fu subito una scuola per tutti: solo nel ’63, nell’Italia del miracolo economico, con una riforma “organica”, conforme ai principi costituzionali, nacque la scuola media unica, obbligatoria fino a 14 anni. Nel periodo 1963-1973 i quattordicenni con diploma di licenza media passarono dal 46% ad oltre l’82%; crebbe l’accesso alla secondaria di secondo grado che si si avviò a diventare una scuola di massa; fu ampliato e facilitato il proseguimento degli studi e l’accesso all’università. La scuola fu definita “ascensore sociale” capace di garantire un miglioramento delle condizioni economiche e culturali degli studenti.

Oggi

Il modello di scuola inclusiva, mai pienamente realizzato, è stato indebolito con l’affermarsi dell’economia neoliberista. La teoria del capitale umano considera l’istruzione, la formazione e la salute degli individui come investimenti produttivi capaci di accrescere il valore economico del lavoro, di fatto impoverisce l’istruzione perché la riduce ad addestramento tecnico, la rende funzionale all’economia; sottovaluta ed accresce le disuguaglianze sociali. L’istruzione non deve essere “un costo”, ma un investimento (analogo a quello in macchinari o beni materiali) che genera un ritorno economico sotto forma di maggiore produttività e salari più alti (non è poi così vero!). La scuola e l’università vengono subordinate alle esigenze del mercato del lavoro a breve termine. Risultano penalizzate le discipline umanistiche o la conoscenza non immediatamente monetizzabile, quindi, di fatto, non c’è alcun progetto di apprendimento a lungo termine.

Le differenze tra la scuola del capitale umano e scuola della Costituzione risiedono nelle finalità che si attribuiscono all’ istruzione: la prima vede l’istruzione come mezzo per sostenere il mercato economico, la seconda la considera un diritto fondamentale per lo sviluppo sociale e umano, in grado di garantire a tutti uguaglianza delle opportunità e di partecipare con consapevolezza anche alle scelte economiche e alle richieste del mercato del lavoro.